EU Watch: accendiamo il dibattito sui valori e l’efficienza dell’Unione europea

Le nostre priorità

Di cosa ci occupiamo

L’Unione europea opera in molti settori, ma EU Watch decide di concentrarsi unicamente su quelle aree di attività dell’UE in cui la messa in pratica dei suoi valori e principi riveste un ruolo determinante:
  • Relazioni con l’estero e politica estera
  • Protezione dei diritti fondamentali, Stato di diritto e democrazia
  • Regolamentazione della sfera digitale
La nostra attività si è focalizzata anche all’esterno di questi settori, andando a valutare la risposta dell’UE alla pandemia di COVID-19 e i motivi che potrebbero averla portata a deludere le aspettative dei suoi cittadini.

Rendiamo migliore l’UE insieme

Su quali altre questioni dovremmo far luce? Suggeriscile tu!
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1 – Una politica estera efficace

L’Unione europea riveste un ruolo di primo piano nell’economia mondiale, anche se a questo non corrisponde ancora una concreta rilevanza sul piano delle relazioni internazionali. Le istituzioni si sono dimostrate titubanti nel decidere e nell’agire tempestivamente in molte situazioni e in più, nonostante il suo potere economico, l’UE non dispone di una vera forza militare o di altri mezzi volti ad esercitare pressione su altri soggetti.

La politica estera e di sicurezza comune (PESC) esiste dal 1993 e ha creato un sistema piuttosto complesso per salvaguardare i poteri “tradizionali” degli Stati membri da un lato e rendere possibile l’azione congiunta a livello europeo sul fronte della politica estera dall’altro.

Valori e principi
Gli obiettivi della PESC sono la salvaguardia dei valori e degli interessi dell’UE, il sostegno alla democrazia, allo Stato di diritto, ai diritti umani e ai principi di diritto internazionale, la preservazione della pace, la prevenzione dei conflitti e il soccorso alle popolazioni, paesi e regioni sconvolti da disastri naturali o causati dall’uomo.

Con la sua attività di informazione, EU Watch vuole mettere in luce e incoraggiare il dibattito sui valori dell’UE anche in relazione al funzionamento della sua politica estera e di sicurezza comune.

Le problematiche della PESC
Da un’analisi superficiale dei meccanismi alla base della PESC emerge un sistema che, a causa della sua struttura:

  • intralcia il processo decisionale
  • è causa di ritardi
  • è causa di inefficienza.

Il Consiglio europeo (composto dai capi di Stato o di governo) e il Consiglio dei ministri degli esteri prendono le decisioni più importanti, tra cui le sanzioni erogabili a individui e organizzazioni. Al Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE), il servizio diplomatico dell’UE, tocca poi il compito di definire e implementare le decisioni. In aggiunta a questo servizio, la Commissione europea ha istituito il Servizio degli strumenti di politica estera (FPI o Foreign Policy Instruments), il quale fa riferimento direttamente all’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’UE e vicepresidente della Commissione, Josep Borrell.

Dal canto suo, il Parlamento europeo riveste un ruolo di secondo piano nel processo decisionale in materia di politica estera e viene consultato regolarmente da Borrell e altri.

La complessità di questo processo è evidente in ognuna delle sue fasi (proposta, adozione, applicazione, persino le fasi di revisione) dal momento che vi partecipano numerose entità, ognuna con diverse competenze, obiettivi e regole, tutte inserite in meccanismi di voto piuttosto complessi.

I nostri obiettivi:

  • Informare circa l’applicazione da parte dell’UE di sanzioni e altre misure restrittive nei confronti di paesi terzi
  • Valutare i programmi di finanziamento dell’UE destinati a paesi terzi, alla luce dei suoi valori
  • Informare circa il legame che intercorre tra le politiche commerciali ed economiche e la politica estera dell’UE
  • Informare circa il funzionamento del processo decisionale nell’ambito della politica estera dell’UE
  • Focalizzare l’attenzione e commentare i limiti dell’operato dell’UE in questo settore
  • Incoraggiare il dibattito al fine di ottenere riscontri e opinioni attraverso la comunicazione e la comprensione
  • Suggerire possibili soluzioni compatibili con i valori fondamentali dell’UE.

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2 – Sostegno alla democrazia e allo Stato di diritto

I valori dell’UE e lo Stato di diritto
Lo Stato di diritto è considerato un prerequisito per la tutela di tutti gli altri valori fondamentali dell’Unione, a cominciare dai diritti fondamentali e dalla democrazia.

L’essenza ultima dello Stato di diritto è una tutela giurisdizionale effettiva, il che presuppone l’autonomia, la qualità e l’efficienza dei sistemi giudiziari nazionali; i cittadini devono avere la possibilità di adire a delle corti indipendenti.

L’articolo 2 del Trattato sull’UE sancisce la lotta contro la corruzione, per cui alcuni traggono indebito vantaggio a danno degli altri, e protegge la libertà di stampa e la protezione di altri diritti umani fondamentali sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

Gli strumenti per la protezione dello Stato di diritto
L’UE ha a disposizione diversi strumenti per proteggere lo Stato di diritto: in particolare, la Commissione ha il compito di garantirne il rispetto e di applicarne norme, valori e principi su tutto il territorio di competenza.

Nel caso in cui si verifichino “violazioni gravi” dello Stato di diritto, la Commissione può proporre di attivare la procedura prevista dall’articolo 7 del Trattato che può portare alla perdita temporanea del diritto di voto degli Stati membri coinvolti. Tuttavia, il Consiglio (e dunque i governi nazionali) in questo caso ha l’ultima parola. Tale procedura inoltre è piuttosto complessa e di efficacia limitata, specialmente perché necessita del voto unanime del Consiglio europeo.

Recentemente, l’UE ha elaborato il cosiddetto Meccanismo per lo Stato di diritto, che prevede la sospensione dei pagamenti dal bilancio UE a uno stato membro in caso di violazione dello Stato di diritto. Tale misura si applica limitatamente ai casi in cui “la violazione dei principi dello Stato di diritto in uno Stato membro comprometta o rischi seriamente di compromettere la sana gestione finanziaria del bilancio dell’UE o la tutela degli interessi finanziari dell’UE in modo sufficientemente diretto.” In ogni caso, tra le questioni evidenziate come indicative di una violazione dello Stato di diritto c’è la “messa in pericolo dell’indipendenza del giudiziario”. A dicembre 2020 il Consiglio europeo ha invitato la Commissione a posticipare l’applicazione delle nuove norme affinché la Corte di giustizia potesse effettuare una verifica di costituzionalità.
Il Parlamento europeo ha comunque spinto affinché venissero applicate il prima possibile.

Aspetti del dibattito

  • Come valuta l’UE la situazione negli Stati membri, su chi definisce (o dovrebbe definire) i criteri?
  • Come sono collegati i pagamenti a carico del bilancio dell’UE e le norme in materia di Stato di diritto negli Stati membri?
  • L’UE sta facendo abbastanza per combattere la corruzione e il nepotismo che affliggono le realtà nazionali? Se no, cosa dovrebbe fare?
  • Le autorità sovranazionali come la Commissione e il Parlamento dovrebbero avere il potere di limitare le “decisioni sovrane” degli Stati membri, anche andando in contrasto con le decisioni prese a livello nazionale?
  • Gli stati che agiscono in violazione dei principi fondamentali stabiliti nel Trattato sull’UE dovrebbero vedersi (parzialmente) sospesi i diritti di appartenenza all’Unione europea?
  • L’UE soddisfa gli stessi criteri in materia di Stato di diritto di cui impone il rispetto agli Stati membri?

I nostri obiettivi:

  • Analizzare le competenze e i meccanismi esistenti a livello UE
  • Porre l’attenzione sulle lacune nell’applicazione dei valori dell’UE
  • Promuovere la trasparenza del processo decisionale
  • Collaborare con altre ONG che si occupano di questo tema
  • Organizzare incontri e dibattiti sul tema
  • Mettere a fuoco gli aspetti più rilevanti del tema
  • Agire a sostegno di soluzioni in linea con i principi dell’UE e, al tempo stesso, lavorare per risolvere le situazioni ancora conflittuali.

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3 – La regolamentazione del settore digitale

Per decenni l’Unione europea ha tentato di disciplinare il settore dei servizi digitali. Le questioni che ruotano attorno a questa problematica sono molto controverse, non solo nelle discussioni tra i diversi gruppi politici all’interno del Parlamento europeo, ma anche per quel che riguarda gli interessi delle imprese e dei consumatori.

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Nel corso degli anni Bruxelles ha adottato molti provvedimenti in materia, tra cui la direttiva sul commercio elettronico del 2000, il regolamento generale sulla protezione dei dati (RGPD) del 2016 e la direttiva sul diritto d’autore del 2019. Attualmente ci sono altre due importanti proposte legislative in fase di discussione: la legge sui servizi digitali (Digital Services Act) e la legge sui mercati digitali (Digital Markets Act). Le due proposte di legge sono state presentate dalla Commissione europea nel dicembre 2020 e al momento sono al vaglio del Parlamento europeo e del Consiglio.

In questo contesto, il dibattito sulla libertà di parola è acceso più che mai e si riflette sull’importanza di disciplinare questo aspetto imponendo delle regole alle aziende digitali, ai social network in particolare.

Gran parte dell’operato dell’UE in materia di digitale si basa sui principi sanciti dai Trattati e dalla Carta dei diritti fondamentali. In particolare, si fa riferimento ai seguenti valori e principi chiave:

Diritti fondamentali dei consumatori
  • Libertà di pensiero, di coscienza e di religione
  • Dignità umana e integrità della persona
  • Tolleranza e uguaglianza (la lotta al discorso d’odio)
  • Libertà di espressione e informazione
  • Diritti del minore
Libertà d’impresa/Principio di sana e leale concorrenza
  • Obbligo di monitoraggio delle piattaforme online
  • Uso appropriato degli algoritmi
  • Trasparenza della pubblicità online

Democrazia

  • Lotta alla diffusione delle fake news
  • Protezione delle elezioni libere e regolari
  • Assicurare la trasparenza delle piattaforme online
  • Fornire garanzie per gli utenti i cui contenuti sono stati erroneamente cancellati (es. lotta alla censura)

Questioni controverse
In particolare, approfondiamo i seguenti temi:

LIBERTÀ DI PAROLA: chi valuterà la rimozione o il ripristino dei contenuti? In quale misura le aziende IT possono bandire o limitare i discorsi politici sulle loro piattaforme (es. la sospensione degli account social di Donald Trump)? Per dirla con le parole della Presidente von der Leyen: “Non importa quanto possa essere stato allettante per Twitter chiudere l’account del presidente Trump, una così seria interferenza con la libertà di espressione dovrebbe essere basata sulle leggi e non solo sulle regole aziendali. Dovrebbe essere basata sulle decisioni dei politici e dei parlamenti e non dei dirigenti della Silicon Valley.”

FILTRI DI CARICAMENTO: da parecchi anni in Europa si discute sul fatto che le aziende IT e le piattaforme online debbano essere o meno autorizzate o addirittura incaricate di utilizzare i cosiddetti filtri di caricamento, ad esempio gli algoritmi che rimuovono automaticamente discorsi o altri contenuti potenzialmente pericolosi. In molti, tra cui una maggioranza nel Parlamento europeo, hanno criticato il ricorso a questo strumento, in quanto costituirebbe una grave limitazione alla libertà di parola. I proponenti di questa soluzione affermano che i filtri di caricamento sono già in uso (es. contro la pedopornografia e i contenuti terroristici) e che in realtà non esiste un altro modo di controllare le piattaforme. L’attuale bozza della legge sui servizi digitali statuisce che laddove le piattaforme agiscano in qualità di moderatori, i criteri di limitazione dei contenuti devono essere stabiliti nelle linee guida generali per gli utenti.

AUTOREGOLAMENTAZIONE VS. REGOLAMENTAZIONE ESTERNA: le piattaforme continueranno a valutare autonomamente (sotto la guida e la supervisione di un’autorità di controllo) oppure l’attività di controllo diventerà indipendente dalle stesse piattaforme? Il suggerimento della Commissione si avvicina molto alla prima opzione, ma le proposte devono ancora passare attraverso l’iter legislativo dell’UE e potrebbero subire modifiche significative.

GRADO DI INTENSITÀ DELL’INTERVENTO: l’UE dovrebbe procedere nel tentativo di indebolire le grandi piattaforme (ad esempio, obbligandole a cedere parte delle loro prerogative) oppure è già andata troppo oltre?

POLITICA INDUSTRIALE: l’UE dovrebbe promuovere la nascita di piattaforme europee teoricamente più semplici da controllare? Dovrebbe stimolarne attivamente la diffusione o lasciar fare ai meccanismi di mercato?

SUSSIDIARIETÀ: in che misura l’UE può e dovrebbe limitare la facoltà degli Stati membri di regolamentare il mondo digitale? Quanto margine esiste, alla luce del principio di sussidiarietà sancito nei Trattati?

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4 – Lotta alla pandemia di COVID-19

In alcuni Stati membri l’UE è stata duramente criticata per le modalità con cui ha gestito la crisi scatenata dalla pandemia di COVID-19, in particolar modo per la sua mancanza di coordinamento e lentezza nell’approvvigionamento dei vaccini.

  • L’UE avrebbe dovuto attivarsi con maggiore anticipo per coordinare la risposta alla pandemia?
  • Ha condotto le negoziazioni con le case farmaceutiche in modo errato?
  • È stata troppo lenta nell’approvare i vaccini?
  • Le misure di stimolo dell’economia sono sufficienti a portare l’economia dell’UE di nuovo in carreggiata?
  • Bruxelles avrebbe dovuto imporre delle norme di lockdown e screening, e delle limitazioni agli spostamenti comuni per tutto il territorio dell’UE?

Il nostro obiettivo è di dare un’occhiata più da vicino anche a queste tematiche.

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